giovedì 13 marzo 2014
lunedì 17 febbraio 2014
Dallas Buyers Club, 2013
del regista Jean-Marc Vallée
Il film torna
indietro di circa trenta anni, riprendendo un dei periodi più bui dal punto di
vista sociale e sanitario, cioè quando
l’Aids, al suo primo apparire, comincia
a mietere non solo vite di giovani e meno giovani, ma a fare vittime
sociali: omosessuali e tossicodipendenti. Il film, ambientato in Texas, non si
allontana molto da quello che accadde un po’ in tutto il mondo cattolico,
quando l’infezione da Hiv venne considerata la punizione per i viziosi del
sesso (fica dipendenti come si autoidentifica il protagonista) e ai dipendenti
dal buco: gli eroinomani in particolare.
giovedì 13 febbraio 2014
Tra finito ed infinito: l'adolescenza oggi
In preparazione dell'incontro con questo titolo che avrà luogo domani, 14 Febbraio 2014, per l'Associazione Contanimare, ecco le mie considerazioni sull'adolescenza .
“La crescita è un lavoro; ogni briciola
di crescita è un pezzo di lutto, un lembo di sofferenza: una perdita e una
pena.” (Racamier, 1993).
Parlare di adolescenza,
oggi come ieri, è fare riferimento non solo a una fase della vita nella quale
si attua uno dei primi fondamentali passaggi evolutivi ( quello tra l’infanzia
e l’età adulta) ma anche ad un aspetto
della psiche che esiste sempre dentro di noi, quale che sia la nostra età anagrafica.
Per dirla con Jung essa appartiene al passaggio da mondo del Puer,
il fanciullo che è in noi, allo
stato di adulto, in continua tensione
dialettica con il Senex, suo opposto
archetipico, ossia il Vecchio, la realtà, il finito.
martedì 14 gennaio 2014
L'Arte come terapia, la terapia come arte
Libera
interpretazione dell’incontro del 10 Gennaio 2014 con Giuseppina Radice al
Caffè psicologico di Contanimare.
“Crescere, comprendere, e/o diventare
jongleurs è proprio una grande opus”“Crescere, comprendere, e/o diventare
G. Radice
Il fare artistico, così come il fare
(psico)terapeutico sono attività dell’anima e per loro natura processi che
coinvolgono sia l’attore che lo spettatore; percorsi contemporaneamente di
esplorazione e di rivelazione del sé e dei suoi confini, sempre irraggiungibili
ma tuttavia “contenibili” nell’opus del fare
anima. In entrambi si muove il desiderio di penetrare i suoi spazi
sfuggenti, i suoi giochi e i suoi labirinti, essendo sia l’artista che il
terapeuta viaggiatori erranti entro una materia che continuamente cambia forma
e dalla quale, entrambi, sono plasmati e trattenuti. L’uno e l’altro non hanno
altra meta se non il loro stesso fare, poiché la tensione che li muove è
l’ansia della scoperta di sé che si riflette nell’altro da sé. Entrambi si servono
dell’immagine. Come dice Hillman, nelle
immagini la psiche rivela la sua potenza e la sua forza, al di là della
intenzionalità della coscienza, molto più di quanto quest’ultima voglia o possa
comunicare.
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